Il crac del 1929 e le regole nate dopo la crisi
Nota del curatore. Il capitolo più citato della storia dei mercati letto con i numeri sotto gli occhi, e con una domanda onesta alla fine. Per l'altra metà della storia di Milano, la lezione gemella racconta la borsa italiana dall'Ottocento a oggi: è la lezione 9.
Una cifra, da sola, racconta il crac del 1929 e le regole di oggi: il 3 settembre 1929 l'indice Dow Jones chiude a New York a 381,17, la vetta assoluta di un decennio che si era sestuplicato in otto anni. Il racconto comincia esattamente da lì: non da una data di panico, ma da un numero che nessuno sapeva essere una cima.
Ottobre 1929: i numeri neri
Il lunedì 28 ottobre il Dow perde circa il 13 per cento in una seduta; il martedì 29, il cosiddetto Black Tuesday, un altro 12. A metà novembre l'indice ha bruciato quasi metà del suo valore. Il fondo arriverà nel luglio 1932 a 41,22: quasi 89 per cento sotto il picco. I livelli di fine anni Venti, secondo la stessa fonte, furono ripresi solo nel novembre 1954. Venticinque anni. Le storie del 1929 di solito si fermano ai giorni del panico: i numeri veri spiegano che la crisi fu un decennio, non una settimana.
Un mercato senza le regole di oggi
La domanda utile, per chi studia la borsa nel 2026, non è "poteva succedere?" ma "perché successe così forte?". Tre elementi ricorrenti nella storiografia istituzionale: la leva finanziaria diffusa (si comprava pagando frazioni del prezzo), la scarsità di informativa pubblica sugli emittenti, e un perimetro di vigilanza molto diverso dall'attuale. La lezione da quei tre punti è costruttiva: trasparenza, regole sugli intermediari e una rete di sicurezza della banca centrale sono le tre idee che il dopocrisa rese normali, in America prima e in Europa poi.
Nascita della CONSOB nel 1974: un vigilante permanente per il mercato
Il filo europeo e italiano di quelle idee arriva più tardi. In Italia la sorveglianza pubblica organica dei mercati nasce con la legge 7 giugno 1974, numero 216, che istituisce la Commissione nazionale per le società e la borsa, la CONSOB. Non fu un lampo isolato: tra gli anni Trenta e i Settanta, in tutto l'Occidente, si consolidò l'idea che un mercato senza autorità di vigilanza dei mercati avesse un costo sociale misurabile. Da lì, a passo diverso nei diversi Paesi, vennero le autorità di vigilanza nate dopo le crisi.
1998: le regole italiane in un solo testo
Il secondo tassello italiano ha una data recente: 1998, decreto legislativo numero 58, il Testo Unico della Finanza, che riordina in un unico corpo di norme intermediazione, trasparenza, obblighi degli emittenti e poteri di vigilanza, in vigore dal 1° luglio 1998 e più volte aggiornato. Nascita della CONSOB nel 1974, testo unico nel 1998: la distanza fra le due date racconta un paese che ha impiegato un quarto di secolo a trasformare un principio (il mercato va vigilato) in un sistema.
Cosa resta aperto, e dove verificarlo
Il punto che nessuna risposta da manuale chiude: le regole nate dopo le crisi hanno eliminato le crisi, o solo alcune loro combinazioni? Dopo il 1929 vennero il 1987, il 2000 e il 2008: la vigilanza e la trasparenza hanno ridotto l'asimmetria informativa, non hanno cancellato i cicli. È una domanda senza conclusione, e proprio per questo vale la pena di lasciarla aperta con un metodo: i testi e i dati citati stanno tutti alle fonti pubbliche indicate qui sotto, con la data del controllo, e li puoi riaprire quando vuoi, per vedere se qualcosa nel frattempo è cambiato. Il 1929 non è una profezia sul futuro: è una prova di quanto contino le regole, e di quanto lentamente si scrivono.
Le fonti che hanno reso possibile questa lezione: Federal Reserve History, Stock Market Crash of 1929; Normattiva, legge 216/1974 e D.Lgs. 58/1998; CONSOB, sito istituzionale. Verificate il 20 ottobre 2026.
Puoi continuare con: La borsa di Piazza Affari: due secoli di storia milanese, Chi vigila sulla borsa italiana.