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Primo Mercato

Capire la borsa italiana, passo dopo passo

Il crac del 1929 e le regole nate dopo la crisi

Fase: Storia · 20 ottobre 2026

Lettura: 4 minuti

Piazza deserta con edificio in stile anni Cinquanta, ombre lunghe di fine pomeriggio su asfalto lucido di pioggia, figure lontane di spalle.

Nota del curatore. Il capitolo più citato della storia dei mercati letto con i numeri sotto gli occhi, e con una domanda onesta alla fine. Per l'altra metà della storia di Milano, la lezione gemella racconta la borsa italiana dall'Ottocento a oggi: è la lezione 9.

Una cifra, da sola, racconta il crac del 1929 e le regole di oggi: il 3 settembre 1929 l'indice Dow Jones chiude a New York a 381,17, la vetta assoluta di un decennio che si era sestuplicato in otto anni. Il racconto comincia esattamente da lì: non da una data di panico, ma da un numero che nessuno sapeva essere una cima.

Ottobre 1929: i numeri neri

Il lunedì 28 ottobre il Dow perde circa il 13 per cento in una seduta; il martedì 29, il cosiddetto Black Tuesday, un altro 12. A metà novembre l'indice ha bruciato quasi metà del suo valore. Il fondo arriverà nel luglio 1932 a 41,22: quasi 89 per cento sotto il picco. I livelli di fine anni Venti, secondo la stessa fonte, furono ripresi solo nel novembre 1954. Venticinque anni. Le storie del 1929 di solito si fermano ai giorni del panico: i numeri veri spiegano che la crisi fu un decennio, non una settimana.

Un mercato senza le regole di oggi

La domanda utile, per chi studia la borsa nel 2026, non è "poteva succedere?" ma "perché successe così forte?". Tre elementi ricorrenti nella storiografia istituzionale: la leva finanziaria diffusa (si comprava pagando frazioni del prezzo), la scarsità di informativa pubblica sugli emittenti, e un perimetro di vigilanza molto diverso dall'attuale. La lezione da quei tre punti è costruttiva: trasparenza, regole sugli intermediari e una rete di sicurezza della banca centrale sono le tre idee che il dopocrisa rese normali, in America prima e in Europa poi.

Nascita della CONSOB nel 1974: un vigilante permanente per il mercato

Il filo europeo e italiano di quelle idee arriva più tardi. In Italia la sorveglianza pubblica organica dei mercati nasce con la legge 7 giugno 1974, numero 216, che istituisce la Commissione nazionale per le società e la borsa, la CONSOB. Non fu un lampo isolato: tra gli anni Trenta e i Settanta, in tutto l'Occidente, si consolidò l'idea che un mercato senza autorità di vigilanza dei mercati avesse un costo sociale misurabile. Da lì, a passo diverso nei diversi Paesi, vennero le autorità di vigilanza nate dopo le crisi.

1998: le regole italiane in un solo testo

Il secondo tassello italiano ha una data recente: 1998, decreto legislativo numero 58, il Testo Unico della Finanza, che riordina in un unico corpo di norme intermediazione, trasparenza, obblighi degli emittenti e poteri di vigilanza, in vigore dal 1° luglio 1998 e più volte aggiornato. Nascita della CONSOB nel 1974, testo unico nel 1998: la distanza fra le due date racconta un paese che ha impiegato un quarto di secolo a trasformare un principio (il mercato va vigilato) in un sistema.

Cosa resta aperto, e dove verificarlo

Il punto che nessuna risposta da manuale chiude: le regole nate dopo le crisi hanno eliminato le crisi, o solo alcune loro combinazioni? Dopo il 1929 vennero il 1987, il 2000 e il 2008: la vigilanza e la trasparenza hanno ridotto l'asimmetria informativa, non hanno cancellato i cicli. È una domanda senza conclusione, e proprio per questo vale la pena di lasciarla aperta con un metodo: i testi e i dati citati stanno tutti alle fonti pubbliche indicate qui sotto, con la data del controllo, e li puoi riaprire quando vuoi, per vedere se qualcosa nel frattempo è cambiato. Il 1929 non è una profezia sul futuro: è una prova di quanto contino le regole, e di quanto lentamente si scrivono.

Le fonti che hanno reso possibile questa lezione: Federal Reserve History, Stock Market Crash of 1929; Normattiva, legge 216/1974 e D.Lgs. 58/1998; CONSOB, sito istituzionale. Verificate il 20 ottobre 2026.

Puoi continuare con: La borsa di Piazza Affari: due secoli di storia milanese, Chi vigila sulla borsa italiana.